Il fondo patrimoniale: la famiglia prima di tutto

del 19/01/2016

Uno fra gli strumenti di protezione della famiglia che l'ordinamento giuridico italiano mette a disposizione è il fondo patrimoniale.
Trova disciplina all'interno del codice civile nel Libro I dedicato alle persone e alla famiglia.

Il fondo può essere costituito dai coniugi ma anche da un terzo. Perché sia valido, è necessario che la coppia sia sposata.

Tuttavia può essere costituito prima delle nozze ma la sua efficacia è subordinata a questo momento. Pertanto non è utilizzabile per le coppe di fatto o per tutti coloro che non abbiano contratto matrimonio ai sensi del codice civile.

Un terzo estraneo alla coppia, può dar vita al fondo patrimoniale, sia con atto pubblico che per testamento. In questo caso però è necessario che i coniugi accettino tramite atto pubblico.

Nel fondo, è possibile vincolare solo determinati beni, ossia: beni immobili e beni mobili registrati ad esempio le automobili. Quanto ai titoli di credito, la legge richiede che essi siano nominativi attraverso l'annotazione del vincolo o in altro modo. 

Normalmente, ossia per gli atti ordinari, l'amministrazione è disgiunta ciò significa che ciascuno di essi è abilitato a compiere atti di gestione senza la presenza dell'altro, come se fosse titolare esclusivo del bene.

Per gli atti straordinari, ad esempio in caso una vendita, l'amministrazione spetta ad entrambi i coniugi congiuntamente.

Ma perché le famiglie italiane dovrebbero utilizzare il fondo patrimoniale?

Attraverso il fondo, i coniugi possono destinare, vincolandoli, determinati beni per il benessere e il sostentamento della famiglia. In questo modo, sia i beni che i frutti che ne derivano, rimangono interni alla famiglia e non possono essere utilizzati per scopi estranei al sostentamento del nucleo familiare.

Questo è uno dei principali vantaggi del fondo patrimoniale: i beni che sono vincolati nel fondo non possono essere oggetto di esecuzione forzata da parte dei creditori.
Ciò non significa però che il debitore possa esimersi dall'adempiere alle proprie obbligazioni.

La legge sul punto è chiara: l'art. 170 del codice civile prevede che l'esecuzione sui beni del fondo o sui relativi frutti può esserci solo per i debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei alla famiglia.
Questo significa che il creditore può aggredire i beni del fondo alla duplice condizione:
1) i debiti non sono relativi alle esigenze dalla famiglia;
2) il creditore deve sapere che si tratta di debiti contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Si tratta di una particolare eccezione alla regola generale, di cui all'art. 2740 del codice civile secondo il quale il debitore risponde di tutti i suoi beni presenti e futuri, che l'ordinamento italiano riconosce alla famiglia.

Quanto allo scioglimento, è necessario il consenso di entrambi i coniugi e, nel caso in cui vi siano figli minori, anche il consenso di un curatore speciale appositamente nominato dal Giudice che verifichi l'opportunità dello scioglimento per l'interesse del minore.

Sul punto si è anche espressa la Corte di Cassazione nell'agosto del 2014 che ha sottolineato la necessità del consenso dei figli minori, ivi inclusi i nascituri. 

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