I patti di famiglia e il passaggio del testimone: la soluzione per la successione dell azienda?

del 19/01/2016

La successione dell'imprenditore è uno dei tempi più sentiti non solo in Italia ma anche in Europa.

Il tessuto aziendale italiano è prevalentemente costituito da imprese familiari gestite da imprenditori che hanno oltrepassato i 65 anni di anni di età. Anzi, ben il 22% degli imprenditori è ultrasettantenne.

Per questo motivo già dal 1994, l'Unione europea con Raccomandazione 94/1069/CE, suggeriva ai Paesi aderenti l'opportunità di suggerire nuove strategie normative che incitassero il sistema del passaggio generazionale delle aziende.


Ed è su questa scia che il legislatore italiano nel 2006 è intervenuto, modificando il codice civile, offrendo all'imprenditore la possibilità di gestire al meglio il passaggio della sua azienda ad uno o più discendenti.

Il patto di famiglia è un contratto tra l'imprenditore, il suo successore e gli altri eredi che risulterebbero legittimari se in quel momento si aprisse la successione, ivi incluso il coniuge. Il trasferimento dell'azienda potrebbe farsi anche tramite testamento ma la differenza è sostanziale: con il testamento, il successore subentra nella proprietà solo al momento della morte del testatore con il patto di famiglia, invece, subentra al momento della conclusione del contratto.
Il tutto con notevoli vantaggi. Innanzitutto a livello psicologico. Il disponente pur abbandonando la titolarità dell'impresa, può aiutare il successore, nonché suo discendente, nella gestione dell'impresa, con immediato giovamento anche per quest'ultimo.
Parimenti dicasi per gli stakeholders, come fornitori, clienti e banche.


Dal punto di vista tecnico è necessario che tutti i partecipanti al patto esprimano il proprio consenso all'operazione perché da quel momento in poi rinunceranno all'azienda. Non si tratta di una rinuncia tout court riceveranno infatti la liquidazione della somma corrispondente al valore della loro quota fissata dalla legge.
L'assegnazione di queste somme può essere disposta anche con un successivo contratto purché sia espressamente collegato al patto di famiglia e intervengano gli stessi soggetti che hanno partecipato a questo.
E se ad esempio l'imprenditore disponente dovesse avere un altro figlio dopo il patto di famiglia? Potrà richiedere di entrare in azienda, in quanto discendente del disponente? Assolutamente no.  Dopo la conclusione del contratto, nessun altro potrà vantare diritti sul patrimonio aziendale, ma è chiaro che, essendo eredi legittimari, avranno diritto a ricevere, al pari degli altri, la loro quota ereditaria.

In sostanza, con il patto di famiglia, il passaggio del testimone viene blindato da eventuali e future crisi familiari che, l'esperienza ci dimostra, essere una tra le cause principali del tracollo delle piccole e medie imprese.


Con tale intervento normativo è stato creato un doppio binario per la successione dell'imprenditore: da una parte l'azienda che potrà essere trasmessa con queste particolari modalità contrattuali e che fa eccezione al divieto di patti successori, e dall'altra tutti i restanti beni dell'imprenditore che seguono le normali regole del diritto successorio.

VEDI ALTRI ARTICOLI >