L’accettazione e la rinuncia dell’eredità: quando si diventa eredi?

del 19/01/2016

Essere indicati come eredi in un testamento non comporta l'acquisto automatico dell'eredità.

La legge prevede che gli eredi accettino l'effetto dell'accettazione risale al momento in cui si è aperta la successione ossia quando è avvenuto il decesso. Così facendo, il patrimonio del de cuius non rimane mai sprovvisto di un titolare.

L'accettazione è la dichiarazione di volontà del chiamato diretta all'acquista dell'eredità.

Presupposto fondamentale per accettare è il possesso della capacità di agire, che si acquisisce con il compimento del 18° anno di età. Nel caso di minori, è necessario che il genitore esercente la potestà genitoriale accetti con beneficio d'inventario sempre dietro apposita richiesta al Giudice Tutelare.

Si precisa che in ogni caso, il diritto di accettare l'eredità si prescrive in 10 anni.

Tuttavia non è obbligatorio accettare: la legge consente la possibilità di rinunciare all'eredità talvolta, infatti, potrebbe non essere conveniente accettare un'eredità dissestata economicamente o moralmente discutibile.

La rinuncia è una dichiarazione con la quale il chiamato a succedere esprime la sua decisione di non accettare l'eredità.

Essendo una dichiarazione importante ai fini legali, la legge impone che debba farsi per atto pubblico o con atto ricevuto dal Cancelliere del Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione.

La rinuncia verrà poi inserita nel Registro delle successioni e chi rinuncia all'eredità è considerato come se non fosse mai stato chiamato.

Come per l'accettazione, la rinuncia si prescrive nel termine di 10 anni. Pertanto, finché si è nei termini per accettare si può anche rinunciare tuttavia il rinunziante non deve essere entrato nel possesso dei beni o non deve aver compiuto altri atti che comportano l'accettazione tacita della qualità di erede.

Rinunciando all'eredità, si viene automaticamente privati del patrimonio del defunto.

Questo potrebbe comportare un danno economico a soggetti vicini al rinunziante, ad esempio ai suoi creditori che vedrebbero ridotte, se non addirittura azzerate, le possibilità di recupero del loro credito.
In tal caso i creditori impugneranno la rinuncia e concessa l'autorizzazione da parte del giudice attraverso apposita domanda giudiziale, accetteranno l'eredità in nome e nel luogo del rinunziante.

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