I contratti di convivenza: i notai suggeriscono questo nuovo strumento di tutela

del 19/01/2016

Secondo gli ultimi dati Istat disponibili, nel 2014 sono stati celebrati in Italia 189.765 matrimoni, circa 4.300 in meno rispetto all'anno precedente. Diminuisce anche la propensione a sposarsi.

Nel 2014 sono stati celebrati 421 primi matrimoni per 1.000 uomini e 463 per 1.000 donne, valori inferiori rispettivamente del 18,7% e del 20,2% rispetto al 2008.

Mentre le unioni di fatto sono raddoppiate rispetto al 2008 arrivando nel 2013-2014 ad essere 641 mila.
Inevitabile è la riflessione sulla crisi che sta attraversando la famiglia tradizionale fondata sul matrimonio.
Il legislatore italiano, per quanto forti siano le istanze sociali, sta ancora prendendo in considerazione l'inquadramento normativo di questi importante fenomeno.

Tuttavia, per colmare questa lacuna normativa, gli organismi notarili hanno promosso la diffusione dei cc.dd. contratti di convivenza.


Si tratta di contratti fondati sul principio dell'autonomia contrattuale che è ampiamente riconosciuta dal legislatore che ai sensi dell'art. 1322 del codice civile prevede che le parti possono concludere contratti anche differenti da quelli tipizzati, purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l'ordinamento giuridico.
È possibile concluderlo sia prima che inizi la convivenza ma anche durante la stessa, ad esempio in occasioni di eventi particolari come l'acquisto di un immobile.
I conviventi potranno disciplinare qualsiasi aspetto patrimoniale della vita di relazione, dalla ripartizione delle spese, agli obblighi di contribuzione per le spese comuni o nell'attività domestica ed extradomestica, fino ai criteri di attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza.
È possibile anche disciplinare l'eventuale cessazione della convivenza.

La prassi registra anche contratti con clausole circa il potere dell'altro convivente di assumere decisioni mediche, per l'accesso alle cartelle mediche in caso di malattia o incapacità.

Ma perché stipulare un contratto di convivenza?

Perché dal contratto di convivenza nascono dei veri e propri obblighi giuridici a carico di entrambi i conviventi, per la cui eventuale violazione è possibile rivolgersi al Giudice e ottenere quello indicato nelle clausole.

Per questi motivi si consiglia la redazione del contratto in forma scritta sia per atto pubblico che con scrittura dei privati in relazione ai singoli casi. Ad esempio sarà necessario l'atto pubblico quando il contratto abbia ad oggetto il trasferimento della proprietà di un diritto su un immobile.
Ad ogni buon conto, la presenza del notaio garantisce la conformità alla legge del contratto di convivenza.  

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