Il coniuge e il convivente: posizioni a confronto

del 21/01/2016

In Italia non esiste ancora una legge che inquadri giuridicamente le coppie di fatto.

Fino a quando non sarà emanata una normativa apposita, le coppie di fatto o more uxorio non saranno parificate a quelle unite in matrimonio.
Si registrano tuttavia degli interventi legislativi in alcune materie che prendono in considerazione e tutelano il convivente.

Ad esempio, nei contratti di locazione, nel caso di morte del conduttore, anche il convivente, oltre al coniuge, gli eredi, rientra tra i soggetti legittimati a subentrare nella posizione del conduttore.
Il convivente è inoltre tutelato nel caso in cui subisca violenza in famiglia: la legge consente anche a costoro di richiedere l’applicazione di misure cautelari contro gli abusi familiari. Inoltre, se uno dei conviventi muore per fatto illecito altrui, ad esempio un incidente stradale, il superstite avrà diritto al risarcimento del danno al pari del coniuge.  

Per quanto concerne i figli, il fatto che i genitori siano coniugati o meno, non riveste alcuna importanza. Vige per entrambi l’obbligo di mantenimento, istruzione ed educazione sui figli; anche in caso di scioglimento della convivenza, sarà possibile rivolgersi al giudice per gestire l’affidamento dei minori e le spese di mantenimento.

Se questi sono gli elementi che accomunano le coppie di fatto a quelle coniugate, ve ne sono altri che inevitabilmente guardano al convivente come ad coniuge di serie B.

Partendo dalla gestione patrimoniale, i conviventi non possono accedere al fondo patrimoniale; quanto alla salute, a differenza del coniuge, il convivente non può accedere alla cartella clinica del compagno. Infine i diritti successori: il convivente è parificato ad un estraneo. Egli non è erede legittimario, come il convivente e, in caso di decesso del compagno, non ha diritto a ricevere alcunché. L’unico modo per destinare il proprio patrimonio o parte di esso è il testamento.

Ad ogni buon conto, il convivente, in relazione all’imposta di successione, sconterebbe l’aliquota più alta pari all’8%: il coniuge al 4%, senza poter usufruire di alcuna franchigia.  
Per colmare questa lacuna legislativa, è possibile adottare i cc.dd. contratti di convivenza, il cui unico limite è il non poter disciplinare i diritti successori che rimangono di esclusiva competenza legislativa.

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