Siamo tutti capaci di succedere? Non sempre...

del 17/02/2016

Non tutti i soggetti possono essere in grado di ricevere l’eredità di qualcuno; ad esempio colui che abbia attentato alla vita del defunto.
Ma procediamo con ordine.

Il codice civile afferma che tutti coloro che sono nati o concepiti al momento dell’apertura della successione, ossia al momento della morte, possono succedere.
Pertanto, ipotizzando che il decesso sia avvenuto il 10 marzo 2015, saranno eredi legittimi del de cuius tutti coloro che siano già nati entro quella data, ovvero coloro che siano stati già concepiti; si considera concepito colui che sia nato entro 300 giorni dalla morte del de cuius. 
Addirittura è possibile individuare un erede che non sia stato ancora concepito ma che sia figlio di persona vivente, ma solo per via testamentaria.

Alla luce di questi principi, non saranno capaci di succedere chi non sia stato almeno concepito al momento della morte del de cuius, chi sia morto prima o contemporaneamente al de cuius.

La legge prevede inoltre delle ipotesi di esclusione dalla capacità di succedere quali sanzioni per particolari ipotesi. Sono infatti definiti indegni a succedere coloro i quali abbiano compiuto atti gravi (omicidio o tentativo) contro la persona fisica e/o contro la personalità  morale del de cuius, ovvero contro un suo coniuge o di un ascendente o discendente di questi. Stessa sanzione si verifica quando l’erede abbia attentato alla libertà di testare del de cuius, ad esempio alterando il testamento.
L’indegno verrà escluso dalla successione a meno che il de cuius non lo riabiliti con una dichiarazione espressa o tacita. 

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