L' eredità giacente: un istituto ideale nell'attesa che il chiamato accetti l'eredità

del 18/02/2016

Dopo la morte del de cuius, si apre la successione ed i soggetti che vengono chiamati a succedere, per via legittima o per via testamentaria, non diventano automaticamente eredi. Sono infatti liberi di accettare o rifiutare l’eredità.

Questo diritto non ha durata indeterminata e ciò trova fondamento nella esigenza fondamentale di tutela del patrimonio del defunto che rimane sprovvisto di titolare. I chiamati all’eredità possono esercitare questo diritto nel limite massimo di 10 anni.

Che cosa accade al patrimonio in questo arco di tempo?

Per evitare che l’eredità possa subire pregiudizio, il legislatore ha predisposto un istituto definito “l’eredità giacente”.
Su istanza delle persone interessate (ad esempio il creditore dell’erede) ma anche d’ufficio, il tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, nomina un curatore dell’eredità. Si tratta di una figura con la funzione di amministrare l’eredità. Innanzitutto deve redigere l’inventario dei beni ereditari, amministrare e gestire i beni ereditari.
Può eventualmente agire e resistere in giudizio nelle controversie relative ai beni dell’eredità giacente.
Quanto al denaro, il curatore ha l’obbligo di depositarlo in banca o presso gli uffici postali. Essendo un ausiliario del giudice non potrà mai accettare o rinunciare all’eredità in luogo del chiamato.
Trattandosi di un istituto volto a tutelare il patrimonio in attesa che i chiamati accettino l’eredità, esso termina nel momento in cui il chiamato accetta l’eredità o nel momento in cui tutti i beni ereditari si siano esauriti per il pagamento dei crediti ereditari. 

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